L’evoluzione della teoria dell’impresa: teoria degli stakeholder e teoria dell’agenzia

 

L’evoluzione dalla visione imprenditoriale alla visione sociale dell’impresa:

Un’impresa non può essere più vista come un’iniziativa imprenditoriale rivolta soltanto alle finalità economiche dell’investitore proprietario ma deve essere più appropriatamente considerata come un sistema economico e sociale, a cui prende parte una pluralità di attori, che deve essere guidato in funzione di un giusto equilibrio tra obiettivi economici e responsabilità sociali. Da ciò deriva che l’impresa è un’istituzione sociale a finalità plurime, il cui compito è di creare valore economico e sociale.

 

Il concetto di stakeholder nella teoria dell’impresa:

L’impresa  si pone al centro di una serie di rapporti con differenti gruppi sociali rispetto ai quali attiva relazioni di scambio, di informazione, di rappresentanza. Questi gruppi finiscono per costituire dei veri e propri interlocutori dell’impresa o portatori di interessi (detti anche stakeholder) che influenzano e sono influenzati dall’attività dell’impresa stessa.

Vi  sono stakeholder primari e secondari: i primi esercitano una pressione più diretta e immediata sulla gestione aziendale; i secondi sono in grado di influenzare i comportamenti di lungo termine, potendo incidere soprattutto sul clima sociale delle relazioni aziendali.

 

La classificazione degli stakeholder in funzione degli atteggiamenti verso l’impresa (strategie di amministrazione dei vari tipi di rapporti):

Alcuni interlocutori possono acquisire una maggiore o minore rilevanza e richiedere un atteggiamento particolare.

Gli interlocutori aziendali possono essere classificati in:

1) stakeholder amichevoli (supportive), dai quali si può ottenere un sostegno decisivo per l’attività dell’impresa (si tenta la via del coinvolgimento);

2) stakeholder avversari (non supportive), dai quali si genereranno difficoltà sostanziali per l’attività aziendale (si adottano misure di difesa);

3) stakeholder non orientati (mixed blessing), da cui si potrà avere, a seconda dei casi, un sostegno o un atteggiamento negativo (si tenta la via della ricerca di collaborazione);

4) stakeholder marginali, il cui peso nei confronti dell’impresa risulta del tutto modesta ( si adottano misure di monitoraggio).

 

Il ruolo della proprietà nella teoria degli stakeholder (la teoria dell’agenzia):

Nella teoria degli stakeholder può accadere che la proprietà detenga nelle sue mani il governo dell’impresa o che si vengano a costituire due soggetti distinti: la proprietà investitrice e il management. Nel primo caso l’imprenditore, rappresentando l’impresa, è colui che deve curare il rapporto con gli stakeholder e quindi non figura tra questi ultimi. Nel secondo l’imprenditore è rappresentato dal management a cui è stata confidata l’amministrazione dell’impresa, ma la proprietà risulta giustamente ricompresa tra gli stakeholder perché costituisce uno degli interlocutori primari del management stesso.

La teoria dell’agenzia richiama la situazione in cui il potere di amministrazione aziendale è esercitato da un agente su mandato ricevuto dalla proprietà che per effetto del mandato fiduciario amministra  l’azienda per conto del delegante. La proprietà incentiverà l’agente a massimizzare la ricompensa per la proprietà sotto forma di dividendi azionari, pena l’abbandono della società (disinvestimento) o la rimozione dell’agente dal suo incarico (risoluzione del mandato).Per questo l’agente, dopo aver soddisfatto gli altri stakeholder, assicurerà una congrua remunerazione alla proprietà distribuendo la ricchezza accumulata anziché che quella creata. Ciò potrà avvenire sacrificando gli obiettivi di lungo periodo o distribuendo quote del patrimonio aziendale.

 

 

Il sito che tratta
di materie economiche

http://studieconomici.altervista.org