Le funzioni dell’impresa e le teorie sulle finalità imprenditoriali

 

Le funzioni dell’impresa quale organizzazione economica, sistema sociale e struttura patrimoniale:

In quanto organizzazione economica, il suo scopo è il soddisfacimento dei bisogni umani mediante la messa a frutto di risorse rinvenibili in natura in misura limitata.

In quanto sistema sociale, l’impresa distribuisce la ricchezza creata, rappresentando uno strumento per il soddisfacimento delle necessità soprattutto di coloro che operano al suo interno.

In quanto struttura patrimoniale, l’impresa è un complesso di beni organizzato e retto per lo svolgimento di processi produttivi.

 

Le teorie sulla massimizzazione del profitto:

La teoria sulla massimizzazione del profitto ci dice che i comportamenti del gruppo imprenditoriale sarebbero orientati al conseguimento del più ampio divario positivo tra i ricavi ed i costi di gestione. La logica delle scelte sarebbe quella di massimizzare il risultato ottenibile dall’attività aziendale, cioè di adottare in ogni caso, tra le alternative possibili, quella suscettibile di produrre il maggior reddito. Introducendo il fattore tempo e quello di rischiosità, si ottiene che l’imprenditore tende a massimizzare il risultato della gestione di lungo periodo nella misura di un limitato grado di rischiosità globale della gestione.

A tale teoria si oppone la teoria della sopravvivenza aziendale, la quale dice che il fine del gruppo aziendale è soprattutto quello di assicurare la continuità dell’organismo aziendale. Qui il profitto viene usato per irrobustire l’azienda e si evitano attività rischiose.

 

La critica alla teoria della creazione e diffusione del valore:

La teoria del valore sostiene che la finalità da assegnare alla gestione è quella di far crescere il valore economico dell’impresa., cioè di accrescere le potenzialità di produrre risultati sempre migliori. Oltre che alla creazione del valore, si rivolge l’attenzione anche alla diffusione dello stesso, ovvero al suo trasferimento nel valore di mercato, espresso dalle quotazioni azionarie (a cui aspira l’azionista). Tuttavia all’imprenditore gestore interesserà la redditività di lungo termine e non la massimizzazione dei vantaggi per gli azionisti (che è di breve termine).  

 

La teoria comportamentistica o dei limiti sociali al massimo profitto:

Essa ci dice che il reddito è un risultato che deriva da accordi di cooperazione o dalla composizione di conflitti interni ed esterni  e che la misura non mai liberamente determinabile dall’imprenditore. Il fine del massimo profitto diviene così il fine del massimo profitto condizionato dai gruppi sociali in relazione diretta con l’impresa (consumatori, concorrenti, lavoratori, fornitori, finanziatori, distributori commerciali, organi della pubblica amministrazione e i conferenti del capitale di proprietà dell’azienda),

i quali impediscono di ampliare i ricavi e di ridurre i costi a proprio piacimento per ottenere un miglior reddito.

 

La teoria del successo sociale ed il valore dell’etica nell’impresa:

Il fine economico si trasforma spesso in un mezzo per il raggiungimento anche di obiettivi morali e sociali, facendo così individuare e ordinare in ordine crescente le finalità imprenditoriali in funzione di una combinazione o mix costituita dalla massimizzazione del profitto, del potere di mercato (leadership competitiva) e del prestigio (leadership sociale). Questa combinazione delle tre P sarebbe così rappresentativa del successo sociale ottenuto dall’imprenditore mediante il successo della sua impresa.

Un successo aziendale per poter essere solido e per poter ricadere sullo status sociale dell’imprenditore deve poggiare sul rispetto di equilibri economici e di valori morali. I valori etici assumeranno un peso maggiore con l’elevarsi delle finalità da raggiungere.

 

 

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