L’analisi della potenzialità economico-strutturale: il diagramma di redditività

 

Obiettivi e limiti

L’applicazione riguarda l’uso del diagramma di redditività per l’analisi della potenzialità economico-strutturale d’impresa. Esso viene utilizzato a supporto delle funzioni direzionali di programmazione e controllo come modello di simulazione, per valutare anticipatamente gli effetti sugli altri fattori conseguenti a manovre su alcune delle leve operative, come ad es. nel caso del prezzo di vendita.

Uno dei limiti è la difficoltà di applicazione del criterio della variabilità dei costi, date le forzature semplificatrici del modello e quindi viene messa in dubbio l’efficacia del modello con riferimento alla prospettiva di medio-lungo termine, rispetto alla quale riesce difficile individuare voci di costo realmente fisse.

 

La potenzialità economico-strutturale

La potenzialità economico-strutturale esprime la capacità dell’impresa di produrre reddito data una combinazione dei costi (fissi e variabili) e dei ricavi.

La combinazione costi-ricavi determina un volume di produzione/vendita per il quale i ricavi totali eguagliano i costi totali; solo superando questo volume l’impresa è in grado di generare profitti. Pertanto, minore è il volume che permette l’eguaglianza tra i costi totali ed i ricavi totali, migliore è la potenzialità economico-strutturale dell’impresa.

 

L’analisi costi-volumi-risultati

Il punto di pareggio (break even point) è relativo al volume di vendite per il quale i costi ed i ricavi sono uguali, in cui, quindi, il profitto è nullo.

Per misurare e controllare la potenzialità economico-strutturale (sia in via consuntiva che preventiva) è impiegata l’analisi costi-volumi-risultati; questa consente, inoltre, di determinare il margine di sicurezza o da deficit, di pianificare il profitto, di valutare la convenienza o meno di una determinata combinazione produttiva.

Nella determinazione del punto di pareggio economico si ipotizza una relazione lineare tra i costi e i volumi di produzione/vendita, con riferimento ad una condizione predefinita in cui si presumono costanti le struttura produttiva, il mix di prodotti ed i ricavi unitari.

 

La determinazione grafica del punto di pareggio

Occorre costruire un sistema di assi cartesiani in cui su quello delle ascisse si riporta la capacità di produzione/vendita e su quello delle ordinate i costi ed i ricavi.

I diagramma di redditività rovesciato (definito così perché inverte la logica di considerazione dei costi) parte dalla raffigurazione dei costi variabili per poi individuare i costi totali rappresentati da una retta, parallela a quella dei costi variabili, con l’ordinata all’origine pari ai costi fissi totali; tracciando la retta dei ricavi è possibile individuare il punto di pareggio.

 

DIAGRAMMA DI REDDITIVITA’ ROVESCIATO

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

La leva operativa

La potenzialità economico-strutturale migliora se il pareggio tra costi e ricavi si ottiene in corrispondenza di volumi minori.

Se nella combinazione i costi fissi prevalgono su quelli variabili, il volume in relazione al quale si ha il pareggio tra costi e ricavi è più elevato che non nella combinazione opposta; ciò è dovuto ai riflessi sul costo totale delle economie di assorbimento che sono differenti nei due casi. Infatti, affinché i costi totali siano inferiori ai ricavi totali è necessario ripartire i costi fissi su un’ampia base produttiva.

Considerando il grafico di redditività, man mano che nella combinazione prevalgono i costi fissi, l’innalzamento della curva che li esprime sposta verso destra il punto di equilibrio ma nello stesso tempo si accentua la differenza con il coefficiente angolare della curva dei ricavi. Infatti, a fronte di un incremento dei costi fissi si verifica una riduzione dei costi variabili e quindi una minore inclinazione della retta dei costi totali; ne consegue che all’aumentare delle quantità vendute i profitti aumentano con rapporti incrementali maggiori.

Una condizione di leva operativa alta si ha quando i costi fissi prevalgono su quelli variabili, mentre nel caso opposto si ha una leva operativa bassa.

Superata la soglia del BEP, l’incremento dei profitti è superiore rispetto al caso in cui la leva operativa è bassa. Si può anche osservare che in presenza di costi fissi prevalenti su quelli variabili, il punto di equilibrio economico si raggiunge per volumi superiori.

Alla stessa conclusione si perviene analizzando i valori assunti dal margine unitario di contribuzione, il quale è dato dalla differenza tra l’unità di ricavo ed il coefficiente di variabilità dei costi a(= costi variabili totali/ricavi totali).

In presenza di costi fissi prevalenti, il coefficiente a assume valori minori che non nella combinazione opposta, per cui il margine di contribuzione è elevato. Pertanto, essendo il margine unitario di contribuzione il denominatore del rapporto che calcola il BEP (y = k/(1-a)) si ha la conferma del fatto che in presenza di costi fissi prevalenti su quelli variabili si raggiunge il BEP a volumi elevati ed il contrario accade nella combinazione opposta.

A questo concetto è legato quello di leva operativa (leva economica) che esprime il grado in cui sono impiegati i costi fissi nell’attività operativa. Il grado di leva operativa è dato dal rapporto fra la variazione percentuale del reddito operativo e la variazione percentuale delle vendite:

(Δ PQx/PQxi)/(ΔQx/Qxi)     (I)

Per volumi superiori al BEP il margine unitario di contribuzione misura la contribuzione al profitto, per cui questo cresce più velocemente in caso di leva operativa alta.

Il grado di leva operativa è massimo per volumi appena superiori a quello pari al BEP e va via via diminuendo all’avvicinarsi alla saturazione della capacità produttiva.

Per valori inferiori al BEP la leva operativa è negativa e può essere applicata per misurare le variazioni delle perdite al ridursi delle quantità prodotte/vendute.

 

 

Il sito che tratta
di materie economiche

http://studieconomici.altervista.org