Tecniche di valutazione dell’efficienza aziendale

 

Gli obiettivi e le modalità di conduzione di una procedura di check-up aziendale:

La procedura di valutazione dello stato complessivo di salute dell’impresa è un processo diagnostico teso ad accertare le effettive potenzialità di sviluppo degli organismi aziendali sani oppure approfondire lo studio di incipienti situazioni di crisi in quelli già attaccati da fenomeni generativi.

Il check-up si rivolge a valutare le condizioni di efficienza dell’azienda sotto il profilo economico e sotto il duplice aspetto interno (organizzativo) ed esterno (mercato): si mira cioè a verificare se l’azienda sfrutti al meglio le sue capacità tecniche, organizzative e commerciali oppure se riveli perdite di efficienza e squilibri tali da pregiudicarne l’ulteriore sopravvivenza.

Tale processo deve passare attraverso l’accertamento successivo della congruenza o validità della strategia aziendale, della struttura organizzativa e dei processi direzionali ed operativi di gestione: tutto ciò deve servire ad individuare le aree di intervento.

 

L’importanza del punto di pareggio (B.E.P.) nelle scelte di struttura e di gestione:

La minore o maggiore capacità di reddito di un’impresa deriva, oltre che dai comportamenti ch’essa attua nei confronti del mercato, dai vincoli entro cui si svolge la sua attività. Questi vincoli si collegano alla struttura stessa dell’impresa e a quella dell’ambiente esterno. Tra le condizioni vincolanti interne vi sono la capacità di produzione, la capacità finanziaria, quella organizzativa e, infine, la potenzialità economico-strutturale.

Quest’ultima dipende dalla struttura dei costi e dei ricavi aziendali, per quanto attiene in particolare al rapporto che intercorre tra costi fissi, costi variabili e ricavi. Lo strumento usato per misurare la potenzialità economico-strutturale è il diagramma di redditività, il quale è usato per valutare in via preventiva o consuntiva gli effetti delle scelte aziendali sulle relazioni costi-volumi-risultati.

 

DIAGRAMMA DI REDDITIVITA’

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le linee dei ricavi complessivi e dei costi complessivi si incontrano in un punto chiamato punto critico o punto di pareggio (break even point), che segnala la grandezza del volume produttivo o di vendita per la quale costi e ricavi aziendali si eguagliano, cioè il profitto è uguale a zero.

A sinistra del BEP abbiamo un triangolo dove vi è l’area delle perdite, cioè l’insieme dei volumi produttivi e di vendita per i quali si sostengono dei costi superiori ai ricavi. A destra del BEP abbiamo l’area dei profitti, cioè l’insieme dei volumi produttivi e di vendita per i quali si conseguono dei ricavi superiori ai costi complessivi.

Dalla posizione del punto di pareggio si può evincere il grado di potenzialità economico-strutturale dell’azienda. Esso delimita, infatti, l’ampiezza dimensionale dell’area delle perdite e dei profitti: più il punto di pareggio si trasferisce verso sinistra, più migliora la potenzialità economico-strutturale, in quanto si amplia l’area dei profitti; più si muove verso destra, cioè si avvicina al punto di massimo sfruttamento degli impianti, minore risulta la potenzialità economico-strutturale dell’azienda.

Il punto di pareggio è legato alla leva operativa, che è uguale a: 

Variazione percentuale del reddito operativo/variazione percentuale delle vendite

 

Un’azienda che ha un’elevata proporzione di costi fissi rispetto ai costi totali e ai ricavi ha un’altra leva operativa perché, al crescere della quantità prodotta, vede crescere più rapidamente il suo reddito operativo rispetto ad un’altra azienda con una leva operativa più bassa.

In pratica essa misura le conseguenze di un migliore sfruttamento dei costi fissi sul risultato operativo aziendale.

È chiaro del resto che un’impresa con alti costi fissi sopporta un rischio più elevato rispetto ad un’impresa con una migliore in incidenza di tali costi, perché i costi fissi sono indipendenti dal volume di produzione, mentre l’incidenza sulle singole unità prodotte diviene sempre più bassa all’aumentare dei volumi prodotti.

 

Il punto di pareggio può essere calcolato anche così:

BEP =  __k__

              1-a

 

Dove:

A = coefficiente angolare della linea dei costi variabili (rapporto tra costi variabili totali e ricavi complessivi)

K =  costi fissi

1-a = margine di contribuzione (indica in quale misura i ricavi di vendita contribuiscono all’assorbimento dei costi fissi)

 

Il grafico di redditività serve, oltre che quale budget flessibile, per valutare gli effetti delle scelte aziendali sul rapporto costi-volumi-risultati. Sotto il primo aspetto esso è in grado di fornire, per qualsiasi volume di produzione e di vendita, il previsto risultato reddituale, mentre sotto il secondo può essere prezioso per stimare i risultati in termini di equilibrio economico-strutturale di ciascuna decisione aziendale. L’attuazione di una decisione finisce per spostare il punto di pareggio in senso più favorevole e sfavorevole per l’impresa.

Il suo impiego è anche utile nel caso di comparazione di soluzioni alternative.

Il grafico di redditività può essere utilizzato solo nel tempo breve perché è difficile che le grandezze che sono alla base della sua costruzione si mantengano invariate nel medio-lungo termine.

 

Il ruolo dell’analisi del valore ai fini della riduzione dei costi (utilizzo della procedura di activity based costing):

Il costo di produzione misura la quantità di risorse utilizzate per pervenire alla realizzazione e alla vendita dei beni oggetto dell’attività dell’impresa.

I problemi sono quello di attribuire correttamente i costi comuni al prodotto e di comprendere il meccanismo che genera tali costi, in modo da abbassare il loro livello.

A tal fine si usa un meccanismo di attribuzione dei costi definito ABC o activity-based costing.

Il concetto di fondo è che i prodotti, per essere realizzati ed offerti al cliente, richiedono lo svolgimento di diverse attività, anche non strettamente produttive, che consumano risorse e quindi generano costi.

L’obiettivo strategico è quello di curare al meglio le attività ed i processi che generano valore per il cliente finale e di ridurre al minimo, o ottimizzare, le risorse impiegate in attività che non generano valore per il consumatore.

Il metodo ABC (activity-based costing) individua appunto le attività che producono costi e identificano le cause della formazione di questi ultimi. Il concetto di activity driver viene indicato per indicare le attività che consumano meno risorse (e producono costi), mentre quello di cost driver viene adoperato per indicare qualsiasi fattore che genera una variazione del costo di una certa attività.

L’attività costituisce l’elemento di imputazione del relativo costo al prodotto e il cost driver consente di agire sulle cause della formazione del costo al fine di ridurne l’impatto sul prodotto.

L’ABC può essere definita come una metodologia tesa a misurare il costo e il rendimento delle attività. Le risorse vengono imputate alle attività che, a loro volta, sono imputate agli oggetti di costo di base al loro utilizzo. In tal modo, il sistema ABC tenta di individuare e sottoporre a rilevazione i rapporti casuali tra i cost driver, definibili come i fattori che determinano le variazioni di costo di una qualsiasi attività e le attività.

L’obiettivo dell’ABC è un più preciso calcolo del costo del prodotto, conseguito individuando i tipi e le quantità di attività consumati da ciascun prodotto. I costi del prodotto sono basati sul costo di tutte le attività consumate per realizzarlo.

 

La valutazione dei segmenti di vendita mediante l’analisi dei costi di distribuzione:

L’analisi dei costi di distribuzione serve soprattutto a stimare i margini di contribuzione o i tassi di redditività di prodotti, zone di vendita, canali di distribuzione, gruppi di clienti.

Il costo di distribuzione è inteso come il complesso degli oneri che l’impresa sostiene per far defluire le sue produzioni al mercato di sbocco.

L’analisi soggettiva o per segmenti di vendita (prodotti, zone, canali, ecc.) dei costi di distribuzione consente di rilevare la redditività dei vari prodotti, delle diverse zone o dei differenti canali adottati dall’impresa.

L’analisi a livello di singole voci di costo consente di segnalare i punti di debolezza dell’azione distributiva, in modo da far convergere su di essi gli interventi diretti a rimuoverne le cause.

Seguendo la procedura del costo pieno (full cost) l’analisi comprende tutti i costi sostenuti per la distribuzione dei prodotti. Tuttavia la difficoltà di imputazione dei costi indiretti fa preferire l’uso di attribuire soltanto i costi diretti, applicando così la procedura del direct costing. Seguendo tale procedura si imputano soltanto i costi sostenuti esclusivamente per il segmento oggetto di analisi.

 

La misurazione della produttività del lavoro di vendita:

L’analisi dei rendimenti serve a misurare l’efficienza della rete di vendita (filiali, agenzie, ecc.) e dei singoli venditori. Essa si basa sulla costruzione di indici di produttività, opportunamente integrati da rapporti inerenti alle caratteristiche qualitative delle prestazioni realizzate.

Poiché l’altezza del volume di vendite realizzato dipende non solo dalla propria efficienza ma anche dal potenziale di mercato esistente nella zona in cui si opera, il rendimento viene valutato sulla base di quote di vendite ovvero del potenziale assegnato al singolo segmento organizzativo. Esso è cioè misurato dal rapporto tra il volume di affari realizzato (quota effettiva) e quello attribuito in sede di programmazione dell’attività di vendita (quota assegnata).

 

I quozienti di bilancio costruibili per valutare l’efficienza economica e finanziaria dell’impresa:

Le valutazioni di efficienza economica della gestione possono trarre elementi preziosi di giudizio dal bilancio di esercizio, il quale rappresenta la sintesi dei risultati economici e finanziari ottenuti nel corso dell’esercizio. Così si costruiscono vari rapporti tra le poste dello stato patrimoniale e/o del conto economico (ratio) adatti a rivelare situazioni ed andamenti della gestione nel tempo.

Prima però di procedere alla determinazione dei ratio è quasi sempre necessaria una classificazione delle poste di bilancio, in modo da rendere omogenei i criteri di esposizione dei dati.

Lo scopo dell’analisi è di valutare l’andamento della redditività e dell’economicità dell’attività aziendale. La possibilità di comparare i ratio nel tempo e nello spazio (cioè rispetto ad altre aziende similari) fornisce delle indicazioni utili per individuare i punti di forza o di debolezza dell’impresa e per impostare gli eventuali interventi di correzione.

La redditività si calcola rapportando il reddito o utile d’esercizio al capitale impiegato ed esprime il risultato ottenuto dai mezzi destinati all’attività aziendale.

 

Indice di redditività aziendale =         ___    Reddito netto________

                                                    Cap.netto iniziale + Cap.netto finale

                                                                                 2

La redditività della gestione si presta ad essere misurata anche in relazione al volume delle vendite con l’indice ROS (return on sale). Esso misura il margine di guadagno su ciascuna lira di venduto ed è particolarmente utile per valutare l’efficienza di segmenti diversi di vendita.

ROS (redditività del venduto) = _Reddito netto_

                                                    Ricavi vendita

Il ROI (return on investment) rappresenta il tasso di ritorno dell’investimento ed è costruito in funzione del reddito operativo, in modo da misurare la redditività della gestione caratteristica.

Il suo valore minimo soddisfacente dovrebbe essere pari al costo medio del denaro.

ROI = Reddito operativo

               Cap. investito

Il ROE (return on equity), che esprime la redditività dei mezzi propri, dovrebbe essere superiore al tasso di rendimento del denaro a breve termine esente da rischi (vale a dire, il tasso di rendimento di titoli del debito pubblico).

ROE = Utile netto

            Cap. netto

Un secondo gruppo di ratio è quello che misura l’economicità della gestione, cioè il rapporto tra i ricavi e i costi di gestione. A differenza dei gruppi di ratio visti in precedenza, questi denotano valori sempre più positivi al loro decrescere, dato che un’eventuale diminuzione testimonia una minore incidenza di certe voci e del costo complessivo rispetto ai ricavi aziendali.

I principali indici di economicità permettono di tenere sotto controllo l’incidenza del costo del lavoro, degli approvvigionamenti, degli ammortamenti e della gestione finanziaria.

Inoltre ci sono anche gli indici che consentono di valutare la situazione finanziaria dell’impresa per misurare la solvibilità, la solidità patrimoniale e la liquidità

 

 

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http://studieconomici.altervista.org