Tecniche di ricerca operativa

 

La definizione degli obiettivi e dei limiti della Ricerca Operativa (R.O.):

La Ricerca Operativa è un metodo decisionale per fornire alle direzioni aziendali una base quantitativa per le decisioni concernenti le operazioni di loro competenza.

I suoi tratti distintivi sono:

1)      lo studio d’insieme del problema da risolvere (approccio per sistemi), cioè ciascun problema (e le conseguenze delle scelte) non viene mai considerato a se stante, ma inquadrato nel sistema in cui è inserito;

2)      l’impiego di un gruppo diversificato di specialisti (approccio interdisciplinare);

3)      il ricorso a modelli matematici (cioè rappresentazioni semplificate della realtà) per l’analisi del problema, i quali si basato tutti sul fatto che il rendimento del sistema è funzione di un insieme di variabili controllabili e di un insieme di variabili incontrollabili.

4)      l’adozione di tecniche matematico-statistiche particolarmente sofisticate.

La Ricerca Operativa permette, mediante la costruzione di modelli, di studiare e risolvere in modo più razionale certi problemi di scelta perché rende possibile l’analisi di un maggior numero di alternative ed una più completa ed obiettiva valutazione delle soluzioni.

L’apporto della Ricerca Operativa si ferma quasi sempre all’individuazione e alla valutazione delle alternative di scelta: con la costruzione e lo sviluppo del modello s’identificano le possibili soluzioni di un certo problema, le si valutano attraverso l’introduzione di opportuni parametri e si perviene alla determinazione di un ordine di priorità tra di esse. A questo punto s’innesta il giudizio dell’organo deliberante per inserire nell’esame del problema gli elementi non contenuti nel modello decisionale.

I limiti sono che la Ricerca Operativa risulta circoscritta a quei casi o situazioni reali rappresentabili mediante un modello matematico. La costruzione del modello è più agevole quando si ha un maggiore grado di controllo delle variabili del problema, ossia nell’ipotesi di una minore elasticità dell’andamento e delle reazioni dei singoli componenti della situazione agli avvenimenti e alle condizioni esterne all’impresa.

 

Le tecniche di R. O. applicate a modelli deterministici, probabilistici e di simulazione:

Con la considerazione del fattore tempo dinamico si hanno tre modelli che sono:

1)      i modelli deterministici, in cui i parametri del sistema equazionale, rappresentante la situazione o problema da risolvere, sono noti in partenza o supposti tali per convenzione;

2)      i modelli probabilistici, in cui i parametri equazionali si prestano soltanto ad essere stimati su base probabilistica, il che significa l’introduzione di determinati gradi d’incertezza nel procedimento;

3)      i modelli di simulazione, in cui la ricerca dei parametri avviene mediante una simulazione della situazione sotto esame: questa serve ad individuare, mediante un processo iterativo di prova ed errore, quale delle alternative disponibili risponda meglio alla soluzione del problema.

Le tecniche di programmazione matematica sono rivolte ad ottimizzare una certa funzione matematica soggetta a vincoli. L’ottimizzazione può consistere nel trovare il punto di massimo (massimizzare il profitto) o di minimo (minimizzare il costo) di una funzione sottoposta a certe condizioni vincolanti.

La teoria delle code o delle file di attesa si riferisce a tutti i casi in cui la prestazione di un servizio va resa ad una domanda che si presenta con un andamento irregolare nel tempo. Nei momenti in cui la potenzialità del servizio risulta inferiore alle prestazioni contemporaneamente richieste dal pubblico si forma la coda, in quanto alcuni utenti debbono attendere prima di essere serviti. Il problema è quello di bilanciare la potenzialità del servizio nei confronti del livello della domanda.

 

Le possibili applicazioni delle tecniche di programmazione reticolare: (P.E.R.T. e C.P.M.)

Nel campo delle tecniche reticolari abbiamo il P.E.R.T. e il C.P.M. (modello del sentiero critico). La principale differenza tra le due tecniche si ritrova nella diversa determinazione dei parametri del le durate delle singole attività costituenti il progetto da realizzare. Nel PERT (modello probabilistico) tali durate debbono essere previste secondo una certa distribuzione di probabilità, mentre nel CPM (modello deterministico) rappresentano delle costanti prevedibili.

Le tecniche reticolari si prestano ad ottimizzare il tempo e/o il costo di realizzazione di programmi complessi, per i quali è possibile ordinare le varie operazioni (dette attività) secondo rapporti di successione e d’interdipendenza.

La possibilità di progettare in modo integrale un processo di elevata complessità permette di distribuire razionalmente nel tempo le risorse da impiegare e di minimizzare la durata del progetto stesso.

Le relazioni tra le attività e le durate sono espresse del reticolo.

La durata complessiva del progetto è determinata scegliendo nel reticolo il percorso più lungo tra quelli alternativi, che prende il nome di percorso critico e che rappresenta la successione delle attività critiche.

L’utilità della costruzione del reticolo è quella di far distinguere gli eventi critici da quelli non critici: i primi non presentano possibilità di spostamento nel tempo perché ogni ritardo nel loro compimento si rifletterà sulla durata complessiva del progetto, mentre i secondi ammettono uno slittamento.

Sulla base del reticolo costruito sarà determinato il piano operativo di svolgimento delle varie fasi del progetto, ovvero stabiliti i tempi di compimento di ciascuna attività, le risorse specifiche da impiegare e i costi da sopportare. Ciò consentirà non solo di organizzare efficientemente il lavoro, ma anche di seguire costantemente l’avanzamento del progetto, di rilevare gli scostamenti dovuti a fatti imprevisti e quindi d’intervenire per riprogrammare le fasi successive da eseguire.

 

 

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