Tecniche di gestione delle scorte di magazzino

 

I problemi di programmazione e di controllo delle scorte di magazzino:

Le scorte di prodotti dipendono dall’andamento previsto dell’attività di vendita e quelle di materie dall’andamento dell’attività di produzione in funzione appunto del necessario allestimento di prodotti finiti.

La programmazione e il controllo della gestione delle scorte deve consentire di minimizzare i rischi e i costi, in modo da ottenere la migliore efficienza complessiva per l’impresa. All’interno di questo problema rientra anche l’opportunità di ottimizzare l’aspetto mercantile della gestione industriale, procedendo alle operazioni di approvvigionamento in funzione dell’andamento del mercato delle forniture e a quelle di vendita in rapporto alle presumibili tendenze dei prezzi.

 

La tecnica delle scorte separate (two-bin system) e la teoria del ciclo di ordinazione:

La gestione delle scorte di materie può essere attuata secondo due impostazioni completamente differenti. Infatti si può seguire la logica dello stock control (cioè si controlla il livello della scorta senza tenere conto dell’andamento dei processi di produzione e di vendita), oppure si può seguire  l’ottica del flow control (ovvero le scorte sono determinate in funzione del flusso di ordini di vendita da evadere).

Le tecniche collegate allo stock control sono la tecnica delle scorte separate e quella del ciclo di ordinazione. Le tecniche proprie di procedure di flow control, sono il Material Requirements Planning (che si basa sul concetto di fare coincidere le scorte con i fabbisogni di breve periodo, in modo da ridurre al minimo l’accumulo di giacenze) e il just-in-time (che si basa sull’assenza delle scorte perché l’assorbimento è messo in fase con l’approvvigionamento).

Le tecniche delle scorte separate e del ciclo di ordinazione si individuano anche come tecniche a quantità fissa e a tempo fisso. La prima si fonda sul riapprovvigionamento per quantità costanti allorché la scorta raggiunge un predeterminato valore minimo (livello di riordino), mentre la seconda si basa sull’approvvigionamento alla fine di ciascun ciclo per quantità variabili in rapporto alle scorte presenti in magazzino.

Nel metodo delle scorte separate bisogna determinare il livello di riordino, cioè la quantità a cui bisogna far ripartire la procedura di riapprovvigionamento. Esso, che peraltro si collega alla situazione prevalente di livellamento nel tempo dei consumi legati ai cicli di produzione, dipende dal tempo guida, cioè dal periodo occorrente per ottenere la merce ordinata. Il livello di riordino è dunque calcolato moltiplicando le unità di tempo occorrenti per l’approvvigionamento (giorni, settimane) per il consumo nell’unità di tempo.

La scorta di sicurezza deve ovviare ad eventuali deficienze di rifornimento o a possibili incrementi dell’assorbimento.

 

La determinazione del lotto economico di acquisto:

Inoltre è necessario determinare la quantità ottimale da riacquistare di volta in volta, cioè il lotto economico d’acquisto. Per quantità ottimale è inteso il lotto che consente di minimizzare il costo complessivo di gestione della scorta. Questo costo è dato da due costi parziali: il costo di mantenimento dello stock e il costo di ordinazione. I due costi parziali variano in modo contrapposto al variare della quantità acquistata: quello di ordinazione decresce all’aumentare della quantità ordinata, mentre quello di mantenimento aumenta al crescere della quantità ordinata.

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il punto minimo della funzione Ct si situa in corrispondenza dell’intersezione delle funzioni Cm e Co. Ciò significa che il lotto economico di acquisto corrisponde alla quantità per cui si eguagliano i due costi parziali.

 

Q =    2FK

           ac

 

Q = lotto economico di acquisto     

F = fabbisogno complessivo di merce nell’unità di tempo

K = costo di una ordinazione

a = costo di acquisto di un’unità di merce     

c = costo unitario di conservazione (espresso in percentuale del valore medio della giacenza)

 

Per l’adozione del metodo del ciclo di ordinazione si preferisce parlare di scorta ottimale e non di lotto economico di acquisto, poiché la quantità di volta in volta acquistata varia, mentre rimane ferma la quantità massima da tenere in stock all’inizio di ogni periodo. Tale quantità risulterà composta dalla somma dell’assorbimento previsto durante l’intero periodo, dall’assorbimento previsto nel tempo guida e dalla scorta di sicurezza.

L’accurata programmazione e controllo delle scorte richiede dei costi elevati perché bisogna rilevare il movimento delle giacenze e prevede le variazioni di mercato.

 

Il controllo di efficienza della gestione delle scorte (tasso di rotazione):

L’investimento in stock si pone, in molti casi, quale immobilizzo rilevante di capitale, che necessita d’essere ridotto per dare maggiore elasticità alla situazione finanziaria.

L’indice che consente di operare delle valutazioni di efficienza sulle scorte è il tasso di rotazione. Questo è dato dal rapporto fra il materiale uscito dal magazzino in una certa unità di tempo e la giacenza media presente in magazzino nella stessa unità di tempo.

Ir = Ut

      Gm

Ir = Indice di rotazione ;    Ut = uscita di materiali nel tempo t ;     Gm = giacenza media nel tempo t

La giacenza media si calcola aggiungendo alla rimanenza iniziale, le giacenze alla fine di ciascun istante di tempo, ottenute naturalmente dalla differenza fra le giacenze ad inizio di periodo più le entrate e meno le uscite di materiali in ogni periodo considerato.

Più il tasso di rotazione è elevato, maggiore è l’efficienza della gestione delle scorte, perché l’aumento del rapporto è dovuto ad un aumento del numeratore (maggiore uscita di materiali durante l’anno) fermo restando il denominatore (giacenza media), oppure ad una diminuzione di quest’ultima, fermo restando il primo.

Il calcolo del tasso di rotazione nel caso dei prodotti finiti consente di valutare la velocità di rinnovo dei vari articoli posti sul mercato. Nell’ipotesi di scorte prodotti il tasso di rotazione sarà uguale al rapporto tra il volume delle vendite e la giacenza media.

L’unità di misura di base a cui quantificare il movimento dei materiali e dei prodotti è generalmente un’unità fisica: in tal caso l’indice esprime il numero di volte in cui fisicamente il magazzino si rinnova in una certa unità di tempo.

 

 

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http://studieconomici.altervista.org