La gestione finanziaria

 

Gli equilibri fondamentali di gestione: equilibrio economico, equilibrio finanziario ed equilibrio monetario:

Nella funzione finanziaria si comprende il complesso di decisioni e di operazioni volte a reperire e ad impiegare i fondi aziendali. La gestione finanziaria strategica riguarda le decisioni finanziarie di lungo periodo, intese ad ottimizzare l’impiego e la raccolta dei fondi. La gestione finanziaria tattica ed operativa  riguarda i compiti di attuazione e di controllo delle decisioni prese.

La gestione aziendale deve rispettare tre tipi di equilibri. Innanzi tutto deve consentire l’equilibrio economico tra ricavi e costi; equilibrio che deve tradursi in un divario positivo per la formazione del profitto. In secondo luogo, deve mirare all’equilibrio finanziario, vale a dire al bilanciamento tra impieghi di capitale e fonti di provvista dello stesso; e, in terzo luogo, nel tempo breve deve preservare la liquidità, cioè l’equilibrio monetario tra entrate e uscite di cassa.

Il ciclo di formazione dei costi e ricavi incide sull’altezza del fabbisogno di capitale e sul ciclo dei movimenti monetari, creando entrate o uscite che a loro volta generano un disavanzo o un avanzo finanziario, che richiederà di essere coperto o di essere impiegato dall’impresa. È chiaro che teoricamente solo nel tempo lungo il totale dei costi corrisponde al totale delle uscite e il totale dei ricavi a quello delle entrate perché nella gestione corrente lo sfasamento tra momento economico e monetario costituisce la norma.

 

La distinzione tra opzioni strategiche d’investimento e progetti d’investimento:

I problemi di fondo della gestione finanziari sono quelli di programmazione degli investimenti e delle fonti di copertura. Nella via dell’impresa gli investimenti possono legarsi alle opzioni strategiche, che guidano lo sviluppo aziendale, o correlarsi a progetti specifici riguardanti singole operazioni di immobilizzo.

La scelta di una strategia  determina l’entità e la tipologia d’investimento delle risorse aziendali.

La scelta degli investimenti è guidata da profitto e rischio. A parità di altre condizioni, sono infatti preferiti i progetti che assicurino i margini più elevati di profitto entro un certo grado di rischio oppure che producono un determinato profitto con il più basso grado di rischiosità.

 

Gli obiettivi della gestione finanziaria e la loro subordinazione a quelli della gestione caratteristica:

Le decisioni finanziarie concernono l’impiego di capitali e la raccolta fondi. Nell’impresa l’impiego di capitali può riguardare la gestione operativa e quella patrimoniale o accessoria, definendosi, con la prima il complesso di attività tipiche legate al raggiungimento dell’oggetto sociale (che nel caso di un’impresa industriale è rappresentato dalla produzione di beni) e con la seconda il complesso di operazioni di carattere patrimoniale, non strumentali rispetto al raggiungimento dell’oggetto sociale.

Per quanto riguarda la gestione operativa o caratteristica, l’impiego di capitali può essere causato da processi d’investimento e dall’attuazione della gestione corrente: da ciò l’esigenza, per tutte le aziende, di capitale fisso e di capitale circolante.

 

Il fabbisogno finanziario relativo al capitale fisso e al capitale circolante:

Ogni impresa ha bisogno di capitali per finanziare i processi di investimento e per far fronte alla gestione corrente. Il fabbisogno finanziario aziendale è infatti uguale alla somma del capitale fisso, necessario per acquisire le immobilizzazioni materiali e immateriali, e del capitale circolante, occorrente per alimentare il ciclo acquisti-produzione-vendite.

Il fabbisogno di capitali fisso è legato al grado di capitalizzazione dei processi operativi, cioè all’esigenza di disporre di maggiori immobilizzazioni per lo svolgimento delle funzioni di produzione, di commercializzazione, di amministrazione, ecc. Più cresce la presenza degli impianti e delle attrezzature più aumenta il fabbisogno di capitale fisso, vincolato all’impresa per l’intera vita utile delle immobilizzazioni con esso acquisite.

Il fabbisogno di capitale circolante, ossia di mezzi finanziari che si rigenerano al massimo nei 12 mesi dell’esercizio gestionale, è correlato, invece, al ciclo di reintegro dei ricavi, detto anche ciclo di reintegro del circolante. A parità di volume di attività, esso sarà tanto minore quanto più breve è questo ciclo, vale a dire quanto più veloce è il corrispondente ciclo monetario che intercorre tra il sostenimento dei costi e il correlativo incasso dei ricavi. Quest’ultimo dipende dalle condizioni di riscossione dai clienti e di pagamento ai fornitori: condizioni più favorevoli per l’impresa (ovvero incassi più veloci rispetto ai pagamenti) contribuiscono a limitare il fabbisogno di circolante correlato al processo di gestione.

 

Il rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi e l’utilizzo della leva finanziaria:La scelta delle fonti di finanziamento in funzione dei differenti tipi di fabbisogno (strutturale, corrente, straordinario ed occasionale)

Il fabbisogno di capitali è la risultante di quattro tipi differenti di esigenze:

1)      un fabbisogno strutturale, permanente nel tempo perché legato alle dimensioni della struttura dell’impresa;

2)      un fabbisogno corrente, permanente nel tempo perché correlato al volume di attività della gestione corrente;

3)      un fabbisogno straordinario legato ad esigenze di più lungo periodo, ma presente solo nell’arco di questo periodo;

4)      un fabbisogno occasionale, collegato a fenomeni congiunturali ed imprevedibili, i cui effetti si dispiegano solamente nel breve periodo.

A seconda delle caratteristiche del fabbisogno l’azienda dovrà reperire capitali a diversa scadenza e con differenti modalità di vincolo. Il processo di scelta di copertura del fabbisogno può partire dal fabbisogno come un dato fisso e tradursi nella ricerca delle forme più idonee di copertura, oppure può estendersi alla valutazione dell’ampliamento (o della riduzione) del fabbisogno stesso con la considerazione di nuovi progetti di investimento (o disinvestimento) e di una variazione del livello di indebitamento.

Il livello di indebitamento da accettare per l’impresa deve essere orientato dal presumibile effetto del fattore leva finanziaria. La redditività del capitale proprio investito nell’attività aziendale può essere difatti migliorata o peggiorata dal “fattore leva”: sarà migliorata se la redditività del capitale investito risulterà superiore al costo di indebitamento; sarà peggiorata se gli oneri finanziari da sopportare per ottenere in prestito dei capitali supereranno la redditività dell’investimento.

Si parla di leva finanziaria per sottolineare la capacità dell’indebitamento di ampliare la redditività aziendale. In tal senso, il ricorso a capitali di terzi funge da moltiplicatore delle opportunità di investimento e, nel caso di differenziali favorevoli tra ritorno dell’investimento e costo del capitale preso a prestito, da generatore di reddito addizionale per l’impresa.

Il problema dell’indebitamento non si concreta solo nel decidere fino a quale livello conviene indebitarsi per ampliare la redditività aziendale, ma interviene anche nella scelta, una volta stabilito il fabbisogno da coprire, tra il ricorso a mezzi propri e a mezzi di terzi.

L’investimento di capitale proprio rappresenta una fonte di finanziamento a lungo termine perché i mezzi così immessi nella gestione sono destinati a permanervi durevolmente, laddove l’indebitamento può essere a breve ed a lunga scadenza. Assimilabile alla prima fonte è l’autofinanziamento, cioè il reinvestimento dei profitti nell’attività aziendale. Nell’ipotesi, invece, di un fabbisogno occasionale di capitali (cioè di un fabbisogno destinato a permanere per periodi non lunghi di tempo), i soci possono far affluire propri fondi sotto forma di finanziamento diretto come anticipazioni o come prestito obbligazionario.

Di fronte al ricorso ai mezzi propri, nella triplice forma dell’aumento del capitale, dell’autofinanziamento e del finanziamento diretto, si pongono le fonti esterne, tra cui il maggiore rilievo è assunto dal credito bancario.

La scelta dovrà aver luogo sia tenendo presente gli obiettivi futuri di politica aziendale sia la convenienza comparata delle varie vie di acquisizione della provvista finanziaria. Sotto il primo aspetto peseranno soprattutto l’intenzione di conservare il controllo della gestione; sotto il secondo, assumerà un peso determinante la comparazione della presunta redditività dell’investimento rispetto al costo effettivo della provvista finanziaria.

 

 

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